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Sotto il Sole delle Mentawai Indonesia-IL VIAGGIO

In Viaggio

Vi ricordate Delitto sotto il sole, il romanzo di Agatha Christie?!

Chi non si sarà spinto tanto lontano da leggere il romanzo, sicuramente sarà incappato nel film, un lunedì sera d’agosto, su RaiMovie…non si scappa dai revival estivi della rete nazionale!! Vabbè, per farla breve, vi riassumo i punti salienti, voi aggiungete solo un tocco di sana immaginazione.

Un’isola, isolata ed assolata! Potevo trovare dei sinonimi e sciorinare la mia erudizione linguistico-lessicale… ma il gioco di parole mi era piaciuto troppo. Dov’eravamo? Si, su un’isola…remota, pressoché disabitata, con una manciata di turisti a soggiornare nell’unico hotel disponibile, lontano miglia marine dal resto del mondo. Quei vacanzieri che di primo acchito non si conoscono, che arrivano da mondi diversi e che spesso parlano anche lingue distanti tra loro, ma che per qualche settimana condividono intimità, pasti, chiacchiere e toilette 😱.

In queste ambientazioni ci sono sempre uomini prestanti, sportivi e dall’abbronzatura invidiabile, un paio di femme fatale alle quali piace mantenere un alone di mistero, pensionati impiccioni che origliano qualsiasi conversazione e albergatori che si barcamenano tra una richiesta impossibile ed una lamentela.

Tenete bene a mente questo incipit e veniamo a noi!

Avete presente dove sono le Mentawai?!?

Vi faccio una domanda più semplice, avete presente dove si trova l’Italia?!? Beh…le Mentawai sono a 3 giorni di distanza, precisamente, in Indonesia. Se già l’Indonesia è lontana, le Mentawai sono proprio remote, fidatevi!

Voi già sapete che a noi poco piacciono i viaggi comodi, che un solo aereo equivarrebbe ad una fermata di autobus, anzi, se si parla di Roma, devo ammettere che spesso è più rapido ed indolore optare per le due ali che le quattro ruote. Ma non siamo qui per fare i soliti cittadini polemici.

Tornando ai viaggi comodi. Vi riassumo BREVEMENTE il nostro trasferimento Roma✈️ Nyang Nyang Island.

PRIMA TAPPA – Roma/Dubai

Ne rimarrete stupiti, ma abbiamo viaggiato comodi, il volo Emirates è partito in orario, e mi sono goduta anche quel bel paio di film giallo/horror che scovo su ogni aereo che si rispetti. Fin qui, tutto abbastanza noioso. Non eravamo stanchi, i pasti sono arrivati regolarmente e Manu aveva posto corridoio, quindi felice come una Pasqua di soddisfare la sua perpetua smania, alzandosi ogni 3×2.

In viaggio per le Mentawai in Indonesia - Prima tappa
In attesa – Aeroporto Fiumicino

SECONDA TAPPA Dubai/Jakarta

A Dubai ci siamo incontrati (dopo tre ore di attesa del volo in arrivo da Dakar) con il nostro compagno di viaggio Filippo, che a fine vacanza sarà ufficialmente ribattezzato PappaLillooooo! Era mattina presto, la fame cominciava a farsi sentire, e forse anche un pò di sonno. Niente forse, ve lo do come fatto appurato. Eravamo in tre, e già i personaggi da romanzo iniziavano a delinearsi, ma avrebbero preso forma definitiva solo sull’ISOLA!

Superato il primo momento di eccitazione per la sopraggiunta di Filippo e scambiati i camerateschi convenevoli surfisti:

  • Arriviamo che la swell ancora non è entrata, ma un paio di giorni e poi il periodo aumenta.
  • Ammazza Brò stiamo andando a Mentawaiiiiii!! Non ci posso credere!
  • Bella Lello!
  • Bella Lillo!
  • Guarda l’orologio nuovo che registra tutte le onde che prendo e mi fa pure le statistiche.
  • Collegati ad internet che diamo un’occhiata a MagicSeeWeed.
  • Ammazza Brò stiamo andando a Mentawaiiiiii!! Non ci posso credere!
  • Guarda sto video girato a Kandui.
  • Ma tu quando hai surfato l’ultima volta?
  • Ammazza Brò stiamo andando alle Mentawaiiii!! Il viaggio di una vita! Le onde di una vita!
  • Quante tavole ti sei portato?
  • Ammazza me sta a salì la botta di sonno!
  • Hai comprato il Polase? (piccola digressione intellettual-sanitaria)
  • Ammazza Brò stiamo andando alle Mentawaiiii!!
  • Bella Lillo!
  • Bella Lello!
In viaggio per le Mentawai - Indonesia - Terza Tappa
Lillo&Lello!

Sublimata da queste conversazioni da Premi Nobel, ma chiamata da un dovere urgente: mi ero impegnata a venire a capo dei miei 10.000 passi quotidiani (non state a dirmi che non funzionano, che meglio sti 10.000, che il divano all-day), andando avanti e indietro per un tapis-roulant aeroportuale. Immemore di una vecchia lezione di fisica liceale, non avevo pensato che bastava andare due volte al bagno in aereo, percorrendo un quarto di corridoio, per passare in due minuti da 100 a 14.000 passi. L’avrei scoperto di lì a poco, sul volo successivo, con sommo piacere per i miei sensi di colpa ginnici e calorici. Devo dire che anche il secondo trasferimento è trascorso liscio liscio, con Manu che subito dopo il decollo ci ha lasciati per trovare un posto più comodo (le gioie dei viaggi con la tua dolce metà…), e Filippo ed io che ci gustavamo una serie infinita (nove ore totali + tempi di attesa decollo/atterraggio) di B Movie da fare invidia ad un dodicenne. Non perché ci piacciano i film di bassa lega 😂😂 solo perché Truffaut non è facilmente reperibile nel palinsesto Emirates.

Piccolo consiglio quando si vola su tratte lunghe ed affollate?! Io ancora non l’ho imparato (nonostante il mitico volo Francoforte-Vancouver), ma spero che voi ne farete tesoro.

▶️▶️PORTATEVI UNA MASCHERINA, gli untori sono intorno a NOI e starnutiscono, tossiscono, toccano bicchieri dedicati al vicino di sedile, senza la benché minima consapevolezza igienico-sanitaria. Apparirete meno fashion e leggermente bacillo-fobici. Meglio sfigati che contagiati il primo giorno di vacanza. Per quanto mi riguarda, la mia Amuchino-dipendenza continua, e me ne vanto. Che alla mia età è passato il momento in cui ti devi fare gli anticorpi.

Insomma, diciamo che anche questa tappa è andata via liscia liscia. Con il passare delle ore forse un pò del nostro smalto andava scolorendo, ma per capirci, eravamo in viaggio già da 22 ore o giù di lì.

TERZA TAPPA – Jakarta/Jakarta

Sei arrivato fino a qui…non vorrai mica lasciarti sfuggire un bel pernottamento al Jakarta Airport Hotel managed by TOPOTELS (ero in trepida attesa di trovarmi Pippo alla reception. Alla mia età dovrei smettere di leggere Topolino tutti i giorni). Comunque, per risparmiare, avevamo pensato bene di prendere un’unica camera: una bella tripla con letto matrimoniale e due singoli – e vista piste d’atterraggio – tante volte si fosse voluto aggiungere un quarto amico, per godere della straordinaria ospitalità firmata TOPOTELS! Comunque, la nottata è trascorsa veloce, l’albergo era VERAMENTE dentro l’aeroporto, quindi la mattina dopo è stato un attimo per ritrovarci comodamente al check-in Garuda per un altro trasferimento (e non l’ultimo): Jakarta-Padang.

QUARTA TAPPA- Jakarta/Padang

Le gioie di un aeroporto internazionale.

Non so voi, ma io ADORO i pretzel untuosamente burrosi che solo negli Stati Uniti trovo degni di essere chiamati burrosi! Beh…se mai sarete in sosta all’aeroporto di Padang, potrete assaporare le creazioni di Auntie Ann (c’è anche la versione Pretzel farcita al wuerstel, ma li sorvolo…lascio ad Emanuele la gioia dell’UNTO MAXIMO e mi accontento del grande classico: Original Pretzel Nuggets. Gioia divina). E poi, scoperta ancora più strabiliante: 🔝 qui i Pretzel (come del resto tutto) costano la metà rispetto agli standard europei o americani che siano. EDDAJEEEE!!!!

Pretzel’s Mania!

E come se non bastasse trovare nel bel mezzo dell’Indonesia una chicca calorica del genere…avete mai provato il CHAI LATTE di Starbucks?!? Beh…se amate la cannella e le bevande calde e cremose, non fatelo. Potrebbe crearvi dipendenza. Se poi trovate un pusher di Chai Latte laddove mai avreste creduto, la goduria è triplicata! Ma evitate di fare un errore basilare, della serie: si dai, mi prendo sta bomba calorica ma alla domanda Sugar? rispondo assolutamente NO, ostentando un sorriso velatamente oltraggiato. Stai peccando di gola?! Amico, fallo fino in fondo.

Uno dei motivi per visitare spesso gli Stati Uniti? CHAI LATTE! E non cadete nella tentazione di chiamarlo Chai Milk. Gli anglofoni non hanno la benché minima idea di cosa significhi Latte (separato dal Chai…), né credo si siano mai posti la domanda…quindi, se cercate di esibirvi in un virtuosismo linguistico del genere: “One Chai Milk, please…” otterrete soltanto sguardi atterriti e un alternativo: Chai Tea?!  Non mollate al primo tentativo, tenete duro e non cedete alla tazza di Tè! Prima o poi il barista capirà, mai perdere la speranza.

Faccia da CHAI LATTE…

P.s. non ho preso sponsorizzazioni né dalla zietta Anna, né dal caro Starby. Ma viaggiate voi per tre giorni, mangiando solo grazie al catering di bordo e poi ne riparleremo…essere contagiato dal facile entusiasmo diventa cosa semplice.

Dove eravamo?!? Si, io felice quanto un procione affamato lasciato libero nella cucina di un ristorante stellato, insieme ai miei due compagni di viaggio, in procinto di prendere il terzo aereo (senza doccia da quasi 40 ore, che aprire i bagagli per lavarsi, cambiarsi e dormire al Topotel, ci era sembrato sfacciatamente blasfemo).

Stavolta dai, una passeggiata di volo. Solo un’ora e mezza di traversata. Atterrati a Padang voi vi chiederete: caspita a questo giro sarete arrivati!!?? MA DE CHE AHOOOO!! Ma ti pare??

QUINTA TAPPA – Padang/Padang

All’aeroporto di Padang ci attendeva il corrispondente locale MARTHA, un ragazzo che miracolosamente è in grado di articolare una conversazione in inglese, molto gentile e disponibile. Ci avrebbe accompagnati lui in hotel ed assistito negli ULTIMI spostamenti. A Padang diluviava. Fico.

Strani figuri si aggirano al ritiro bagagli.

Ed ecco affacciarsi un nuovo personaggio del nostro romanzo Mentawaiiiesco: IL FRANCESE!

E che poteva mancare? Educato, silenzioso, sfuggente ma cordiale. Anche lui diretto alla nostra stessa meta.

Ma approfondiremo poi…

Un’ora di taxi e dritti dritti in Hotel!! E qui, ci siamo regalati un tuffo nel lusso 🔝🔝Hotel Mercure, il migliore di Padang. Che, siamo ben intesi, di lussuoso non è che avesse tutte queste prerogative. Però potevamo almeno dire di aver dormito nel miglior albergo della città, senza NEANCHE condividere la camera! Devo confessare che i prezzi erano veramente concorrenziali, che andare a dormire in una pensione oppure al TOPOTEL cittadino, voleva proprio dire farsi del male, senza esserselo meritato. Una camera doppia, con cena e massaggio per due (fatemi dare qualche informazione turistico-pratica, ogni tanto, altrimenti che travel blogger sarei?) mi pare intorno agli 87,00 $, che se poi comincio ad essere troppo precisa con le info turistiche, magari poi vi ci abituate. Non sia mai.

I MASSAGGI IN INDONESIA. Un’ora e mezza di massaggio, cosiddetto “di coppia”, ma solo per il fatto che Emanuele ed io abbiamo condiviso la stessa sala, con massaggiatrici separate, e che ve lo dico a fare?!? La sua era decisamente più attraente della mia! Chiamala ingenua…

Un altro  consiglio pratico (non saranno troppi?), se e quando una massaggiatrice indonesiana vi chiederà: SOFT OR STRONG? E voi vorrete fare i fichi, rispondendo STRONG, ricordatevi che potreste trovarvi a pregare la donna china su di voi, di mollare la presa sui vostri polpacci. Ma sarà sempre troppo tardi e avrete fatto una figura tapina.

Io, lo ammetto, ho sofferto in silenzio.

CENA AL MERCURE. Zuppe, involtini primavera ed antipasti vari, ok. Ma se mi mettete i wuerstel nei MieGoreng, allora tanto valeva che mi prendessi i Pretzel farciti di sugna…almeno sarebbe stata una mia scelta.

NOTTE AL MERCURE. Zzzzzzzz  😴😴

SESTA TAPPA – Padang/Siberut

La faccio breve. Trasferimento in auto con Martha dall’Hotel al PORTO  – e qui entrava a far parte definitivamente il quarto personaggio della storia: GUILLAUME. IL FRANCESE.

Traghetto Veloce in Indonesia
Traghetti veloci Made in Indonesia.

Non poteva mancare un bel traghetto nel nostro rilassante itinerario. Sto cercando di rimuovere le ore effettive di viaggio – ripensarci mi fa venire le rughe – considerando che si trattava del traghetto veloce, ma che non saltava neanche una fermata (tipo regionale nostrano), arrotondiamo a 7 – ora più, ora meno…ma tanto il tempo vola, quando ci si diverte su una bella nave indonesiana con aria condizionata a -15, schermi al plasma che trasmettono solo film locali o stranieri, ma rigorosamente sottotitolati in indonesiano, con il volume al minimo (non eri tu quella appassionata di B Movie?).

Navigando verso le Mentawai…

Premesso che io non solo mi accompagno con un surfista, quindi mi muovo in un universo parallelo rispetto alle normali coppie, c’è da dire che il mio, di surfista, è ulteriormente sui generis; quindi, quando abbiamo la fortuna di viaggiare con qualche suo amico, io puntualmente mi trovo a fare coppia più con il terzo, che con la mia dolce metà.

Filippo ed io abbiamo passato gran parte della traversata a gustarci un paio di stagioni di BORIS al computer.

E se non lo avete visto, beh, PESTE VI COLGA!

EMANUELE smaniava, cercando forzatamente di dormire – cosa che in viaggio non gli riesce mai. Tanto valeva che si gustasse Boris con noi, ma avrebbe rischiato di rendersi troppo socievole 🤭🤭

GUILLAUME, cuffiette e sguardo rivolto all’oblò per gran parte del viaggio. Devo ammettere che l’accento testaccino dei protagonisti di Boris forse l’avrebbe colto impreparato. Meglio godersi la traversata, che poi IL FRANCESE in tutti i romanzi è sempre quello che sta un pò sulle sue. Quindi non faceva altro che rispettare trama e personaggio.

Bravo Guillaume 🔝🔝

SETTIMA TAPPA – Siberut/Nyang Nyang

Tralascio le due ore abbondanti di attesa non so in quale porto – che altrimenti sarebbe stato tutto troppo repentino – per poi procedere con la tappa finale del traghetto fino a Siberut. Arrivati a destinazione, che non te le spari altre due ore di barchino, per giungere alla nostra isoletta da SOGNO?!?

 

Intorno alle 60ma ora di viaggio…
Intono alla 62ma ora di viaggio…il ginocchio peloso deve essere di un ectoplasma, visto che Emanuele aveva i pantaloni lunghi e Guillaume era in piedi fuori. Sia ben chiaro, anche io avevo i pantaloni lunghi!

Arrivati intorno alle quattro del pomeriggio a DESTINAZIONE FINALE.

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Buttati i bagagli nella nostra camera e corsi ognuno alle proprie passioni:

PIATTO DI PASTA AL PESTO E PESCE 🤭🤭 per la sottoscritta.

PRIMA SURFATA DELLA VACANZA 🤙🏼🤙🏼per i maschi!

Benvenuti al BENG BENG!

Siete curiosi di conoscere tutti i personaggi e la location, vero?!?!? Un pò di pazienza…alla prossima puntata!

Vi chiederete inoltre, se tre giorni di viaggio valevano la meta?!? Giudicate da voi.

 

 

 

 

 

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Cosa fare a Santa Teresa?! Boh!

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Allora, una volta che da moglie disperata del surfista approdi a Santa Teresa, cosa fai per ingannare il tempo?!

Vuoi saperlo sinceramente?!?

Per non essere surfista a Santa Teresa de Costa Rica, allora devi avere delle ottime qualità di calma, self-control, equilibrio interiore e gioia di vivere la natura, però con il via vai del centro di Roma 😂😂 Ma se sei la compagna di un surfista e sei arrivata a questo punto (cioè ad organizzare insieme al tuo lui una vacanza in un altro continente, in una nota località surfistica), direi che sei pronta per goderti un soggiorno a Santa Teresa e guadagnarti tanti nuovi KarmaSurf-Punti!

  • Prima regola: la STAGIONE!

Costa Rica Green Season
Prima o poi smetterà.

Attenzione al mese in cui la tua dolce metà ti proporrà di andare! Perché noi la prima volta siamo andati a luglio, e per lo più diluviava. Voglio dire, a lui importava poco, tanto era sempre bagnato. Per un surfista la disgrazia maggiore è investire soldi e trascorrere una vacanza senza onde. Tutto il resto: inondazioni, calamità, cavallette, carestia, sono problemi affrontabili, ma non toccategli le onde, per carità. A quel punto potrebbe scattare atteggiamento della serie: io rimango in camera, non ho voglia di fare una passeggiata, vai tu…perché in realtà non vede l’ora di rimanere da solo per studiarsi i siti meteo e sperare che la swell prima o poi arrivi, come se fissare un monitor con lo sguardo lobotomizzato possa convincere GiovePluvio a mandarti la mareggiata del secolo! Un’alternativa a farlo uscire dallo stato catatonico e dalla camera c’è; la speranza che vada via la luce, che non abbia connessione internet e che quindi, per disperazione, ti accompagni a mangiare un gelato, come le normali coppie in vacanza. Dalla mia personale esperienza, i mesi migliori per visitare la Costa Rica sono aprile e novembre, quando si è ancora nella fascia della “Green Season” – un modo molto poetico per dirti che piove, ma che grazie alle precipitazioni puoi goderti quell’esplosione di verde che ci si dimentica nella stagione secca. Viaggiare in questi mesi significa trovare buoni prezzi, non essere sommersi dalla polvere che caratterizza la stagione secca, non trovare la “pipinara=bolgiainfernale” e poterti godere giornate soleggiate in spiaggia. Le precipitazioni non mancheranno, ma saranno un compendio, non le protagoniste!

Costa Rica Shopping
Il via-vai della Green Season.

Il mese che io amo di più è ufficialmente Novembre, soprattutto quando in Italia si passa all’ora legale (legale o solare?! Vabbè, ci siamo capite), piove ed il morale, insieme all’abbronzatura acquistano tonalità grigio-topo. Allora si, che è una goduria mettere in valigia solo pezzi leggeri per ritrovarsi sotto il sole a 30°! A partire dall’americano “ThanksGiving” i prezzi aumentano ed anche l’affluenza, mentre diminuisce la pioggia. Insomma, l’arcano è sempre lo stesso: quanto budget e tempo avete da investire? Se come noi dovete vivere di compromessi, tra impegni lavorativi, soldi, e chi più ne ha…incastrare una vacanza in Costa Rica ai margini della stagione delle piogge può risultare il compromesso più azzeccato.

  • Seconda regola: il BAGAGLIO!

Outfit Fashion Oceano
CoolLookTips!

Non portatevi sandali simil-femminili, per non parlare di un tacco!! Occupereste solo spazio inutile in valigia e rischiereste sguardi interrogativi e poco gratificanti. Della serie: prima volta a Santa Teresa?!? AHI AHI AHI!!

Flip-Flop is the answer 🤙🏼🤙🏼  e poi, bikini, calzoncini, parei e qualche canotta. Una felpa?! Solo se soffrite l’aria condizionata. Jeans?!? Mai messo un paio, in tanti mesi trascorsi da quelle parti.

Scarpe chiuse? Solo da trekking e neanche troppo nuove. Insomma, a Santa Teresa e dintorni, nessuno farà caso al tuo outfit 🔝🔝 COMODITA‘ è una delle parole d’ordine. Risparmia piuttosto spazio per i repellenti contro gli attacchi infimi delle zanzare. Comprateli prima di partire, perché li poi ve li faranno pagare a peso d’oro e posso assicurarvi che ve ne serviranno un bel pò! Se siete come me, un pò fissate con la cura del corpo, shampoo, balsami, nutrienti e  CREME SOLARI beh…invece di vestitini accattivanti e scarpe firmate,  portatevi dietro la profumeria!

Di shopping non è che se ne faccia poi tanto da quelle parti, e certo non troverete la crema di marca che siete abituate a comprare in città.

  • Terza regola: AMUCHINA, my friend!

Frutta Benessere Colazione
Il buongiorno si vede dal frullato.

Sempre partendo dal presupposto che chi vi parla è ricettacolo involontario di bacilli orfani: il primo soggiorno in Costa Rica, durato 40 giorni in tutto, mi ha vista con una bella infezione gastro-intestinale per abbondanti 15 giorni. Il che non è che sia proprio divertente e sensuale, si trattava comunque di un viaggio a due! Immaginatevi tutti i disturbi più antipatici che possano venirvi in mente, ecco, io li ho avuti. Per fortuna la nostra è una relazione consolidata… 😉😉 Però, c’è da dire che grazie a questo battesimo DE FUEGO, siamo tornati in Costa Rica altre tre volte e sono stata una meraviglia.  So già per certo che con queste parole, ho appena segnato la mia condanna ad indicibili inconvenienti fisici, la prossima volta che metterò piede fuori casa. Ma sono un’inguaribile temeraria, mi piace rischiare 😉

Quindi, ricapitolando: lavatevi spesso le mani – dimenticatevi lo smangiucchiamento di unghie e pellicine, anche quando, ahimè, il vostro lui entrerà in acqua alle sei del mattino per uscirne lesso all’ora di pranzo – evitate l’acqua corrente – sbucciate la frutta o amuchinizzatela prima di addentarla, così come la verdura – se potete, scegliete una sistemazione che abbia anche un angolo cottura o magari la cucina, evitando così di mangiare fuori tre volte al giorno. Chiedete un frullatore e gustatevi dei favolosi homemade smoothies, perché in Costa Rica con la frutta c’è da perdere la testa… Piccole, semplici regole che magari vi eviteranno qualche antipatico disturbo. Poi mi saprete dire…

  • Quarta regola: SICUREZZA

Costa Rica Viaggio Sicurezza Santa Teresa
Lo zainetto è mio e non lo mollo!

Si è fatto un gran parlare, ultimamente, della sicurezza in Costa Rica, di violenza, eccetera. Noi veniamo da Roma, insomma, siamo abituati a tenere alta la guardia in casa e non. La bellezza del paesaggio, la natura incontaminata o meno, il clima caldo di eterna vacanza, le persone meravigliose che incontrerete durante il vostro viaggio non possono purtroppo annullare ciò che di male c’è al mondo. Avventurarsi di notte sulla spiaggia per una romantica passeggiata? Anche NO! Perdere di vista la borsa, mentre si fanno due passi verso la riva e magari un tuffetto?! Anche NO NO! Portarsi dietro contanti, oggetti preziosi, documenti?! Ma anche NO NO NO! Passeggiate solitarie lungo la spiaggia, laddove nessuno arriva di solito?! Devo ripetermi?!

Come i consigli sull’igiene personale, anche questi sono suggerimenti semplici e facili da seguire, che però possono evitarvi brutte esperienze. E non sto parlando di Santa Teresa in particolare, il mondo è fatto di luce ed ombre, con il nostro comportamento possiamo evitare spiacevoli incontri con il lato oscuro e goderci il resto. Poi, INSHALLAH! Insomma, non possiamo cambiare il nostro destino, ma credo che lo scopo ultimo sia potersi dire “ho fatto del mio meglio per evitarlo e non ho rimpianti”. Nelle sane abitudini di viaggio che ho acquisito nel tempo, non mi sono mai sentita privata di libertà, divertimento o nuove esperienze. Lo so, mi sto dando un’altra, leggendaria zappa sui piedi. Le ultime parole famose sono dietro l’angolo ad aspettarmi, assetate di vendetta 😱😱 le sento già alitarmi sul collo, stile Alien.

 

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Da San Josè de Costa Rica a Santa Teresa Peninsula de Nicoya 🤙🏼

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Hasta Luego, San Josè!

Se tutto fosse andato bene, eravamo all’ultima tappa. Playa Hermosa e la vacanza in Costa Rica  ci aspettavano. Mancavano soltanto:

  • Viaggio in taxi
  • Volo interno San Josè – Tambor
  • Taxi Cobano – Playa Hermosa

Insomma, salvo imprevisti, nel pomeriggio saremmo arrivati a DESTINAZIONE FINALE! 🔝🔝

Sempre perché dovremmo essere in grado di viaggiare al meglio, per darvi utili consigli di viaggio, la compagnia aerea che avevamo scelto per il rapido trasbordo SanJosè-Tambor da lì a qualche mese avrebbe chiuso i battenti (o quasi) per una serie di sfortunati incidenti, purtroppo anche mortali. Non voglio fare cattiva pubblicità, ma prima di prenotare un volo interno in Centro America, piuttosto che guardare al prezzo, fidatevi alla compagnia che vanti il minor numero di incidenti!

Comunque, non poteva mica tutto girare storto?!? Fatto sta che, arrivando con armi e bagagli al check-in chiediamo mestamente di poter avere due posti adiacenti, che voglio dire, dopo i trascorsi già ci sarebbe sembrato un risultato ai limiti del lusso sfrenato. Gli impiegati ci guardano con lo “sguardo un pò perplesso…” e ci dicono: siete i soli passeggeri sul volo! Beh, si, lo devo ammettere…avremmo già dovuto nutrire dei motivati sospetti per questo esubero di disponibilità di posti, ma come si dice: “cogli l’attimo e monta in sella!”

Ormai conosciamo abbastanza bene l’aeroporto di San Josè – in effetti non è che sia tutta sta grandezza – ed abbiamo le nostre tappe fisse:

  • Negozio di Rum per Emanuele
  • Cinnamon Rolls per Viviana

So cosa state pensando. Un alcolista anonimo e una golosa impenitente. In effetti io da qualche anno avrei anche eliminato i dolci dalle mie abitudini alimentari. Ma stavamo viaggiando da 50 ore, AMICIIII!!! Ci meritavamo un premio, no?!? Comunque, c’è una spiegazione per tutto. A Santa Teresa e dintorni i prezzi non sono esattamente proletari: in valigia avevamo già una scorta di generi alimentari non deperibili (anche perché dopo tre giorni di viaggio ci mancava solo che in valigia avessimo un pezzo di formaggio o simile). Va bene, lo ammetto, ci portiamo sempre dietro qualche pacco di pasta. Se volete portarvi qualcosa, evitate le LENTICCHIE, quelle se vi controllano il bagaglio ve le tolgono di sicuro. Ora fate gli snob, di quelli che mangiano solo cibo locale, da vero viaggiatore, che “figurati se io in Costa Rica mi porto la pasta o le lenticchie” ecc ecc. Mangiatevi per un mese riso, poi ne riparliamo. Tornando a bomba sul Rum, i prezzi all’aeroporto di San Josè sono concorrenziali, quindi ormai è tappa fissa per acquisto regali per gli avvinazzati amici che ci aspettano in Italia e per una bottiglia da gustare amabilmente 😉 nelle serate stellate e silenziose (ranocchie a parte) di Playa Hermosa.

Sorvolo sui Cinnamon Rolls, non credo ci sia bisogno di spiegazioni.

Terminato lo shopping sfrenato, era quasi ora di imbarcarsi.

N.b. Abbigliamento: Giacca mezza stagione e sciarpetta al collo… probabilmente invece che in Costa Rica, pensavo di essere ancora in Canada.

Aeroporto Viaggio Aereo Costa Rica
Imbarco molto affollato

Io, MammetEttù!

Dopo la consueta attesa, durante la quale guardavo ferocemente qualsiasi passeggero si sedesse nei pressi del nostro imbarco, temendo che alla fine qualcun altro si fosse aggiunto last minute. Non volevo che nessuno mi rubasse l’unica speranza di volare con un “jet privato” della mia vita, per arrivare trionfalmente a Tambor alla stessa stregua di Gisele. Ci caricano su un pulmino, breve tragitto e classica scena: “Sarà quello il nostro aereo?! Beh, dai, però non è poi così piccolo!” Con l’autista pronto ad avvertirci che, in effetti, l’aeromobile a noi destinato non era quello che stavamo guardando soddisfatti, bensì quello nascosto alla nostra vista dall’ala del suddetto.

In queste situazioni, penso sempre che mio padre avrebbe volato anche sull’ala di una gabbanella storpia: chi sono io per temere un qualsiasi mezzo volante?!? Le ali della libertà i miei genitori me le hanno trasmesse nel DNA, tutto il resto è: guardati intorno e goditi il momento.

Il Comandante-PrimoUfficiale-CapoCabina e chi più ne ha era uomo sorridente e baffuto, insomma, di quelli che qualche ora di volo ce l’hanno tutta sul libretto, devo ammetterlo, ispirava fiducia.

25 minuti di volo sul Paradiso chiamato Costa Rica.

Volo Aereo Blogging
In volo verso Tambor
Nicoya Drone Volo Costa Rica
Il cielo sopra la Penisola di Nicola

 

E poi, Tambor 💃💃

Costa Rica Travel
Eddajeeeee!!

 

Io, timidamente, nel frattempo mi ero tolta la giacca, mantenendo saldamente sciarpetta, maniche e pantaloni lunghi.  Da notare anche sorriso stampato e occhiali da sole fissi. Forse la stanchezza iniziava a manifestarsi.

La foto dove bacio la Santa Peninsula de Nicoya ve la risparmio, dopo sole 58 ore eravamo quasi arrivati alla meta!

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Una notte a San José – Costa Rica

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San José de Costa Rica!

Atterriamo a San Josè  – YESSA!!  E’ notte e piove a dirotto, ma che ti aspettavi? Squillo di trombe e notte stellata?! Mi verrebbe quasi di baciare il suolo, ma visto che mancano ancora una notte, un altro volo e un paio d’ore di taxi alla destinazione finale, meglio andarci cauti. In tutto questo, Occhio di Lince è diventato un grande amico, ci ha confessato di cercare moglie in Costa Rica e di voler girare un suo film ad Hollywood (gli manca solo un produttore, robetta…). Mosso a compassione, chiede al suo amico Tico che è venuto a prenderlo di accompagnarci al B&B dove avevamo prenotato, con 24 ore di ritardo, ma non fossilizziamoci sulle quisquiglie.

Casa Maria, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia…

Considerate che il mio giudizio potrebbe essere stato offuscato dalle 40 ore precedenti, insonni, senza doccia e cibandosi di crackers e pasti di bordo. Però Casa Maria ci è piaciuto! Un amico di Manu, nonchè surfista (strano, eh?) ce lo aveva consigliato come una sistemazione ottima vicino all’aeroporto di San Josè, per le notti di transito. In effetti il personale è molto gentile, le camere sono pulite, seppur spartane e la doccia è spaziosa! SI!!

A questo punto, una menzione speciale è d’obbligo. Nascosto nello zaino, un pò ingiallito ma sostanzialmente incolume alla traversata transoceanica, ecco sorgere una fonte inaspettata di sali minerali e vitamine: un finocchio romano. Considerando gli svuota-frigo che eseguiamo minuziosamente ad ogni partenza, diciamo che partiva già da casa non proprio fresco di pacca…

And the Oscar goes to…Mr Fennel!

Ok, lo ammetto, la foto non è proprio da World Press e neanche da fan del Kilometro Zero…ma Mr Fennel meritava quantomeno un applauso!

Torniamo a noi, fatemi fare la seria…dove eravamo rimasti? Ah, già, Casa Maria. Se vi trovate in transito per San Josè che, ammettiamolo non è che sia una città che meriti proprio una permanenza prolungata, a meno che non vi piacciano le metropoli caotiche e trafficate. Se si attraversa l’oceano per arrivare in Costa Rica, credo che le aspettative siano altre. Ergo, se anche per voi la Capitale Tica sarà solo una sosta tra un trasferimento all’altro, Casa Maria può essere la soluzione giusta. Vicina all’aeroporto – il traffico qui è veramente spaventoso, e noi arriviamo da Roma, insomma, non proprio un esempio di viabilità all’avanguardia – permette di riposarsi in tranquillità, ed in un ambiente pulito – perché ricordiamoci, siamo sempre in Centro America – e con colazione abbondante la mattina successiva.

Qué hay para desayunar en San José?!

Avete mai sentito parlare del Gallo Pinto?!? No, non si tratta né di un pollo particolarmente colorato né di un ballo di gruppo: consideriamolo piuttosto il corrispondente Tico del nostro cappuccino e cornetto. Solo che al posto della brioche vi troverete un bel piatto di riso e fagioli neri, conditi con una razione doppia di coriandolo ed accompagnati generalmente da uova, pomodori, avocado e chi più ne ha… Come ogni tradizione che accompagna qualsiasi esperienza positiva, l’odore di Gallo Pinto che si propaga la mattina (potete trovarlo entro le 11.00 o giù di li, quindi non se ne parla di ordinarlo a pranzo), tendenzialmente mi mette di grande allegria: GalloPinto=CostaRica

Gallo Pinto de mi corazon…

La prima volta che l’ho mangiato ero all’imbarco del traghetto Puntarenas-Paquera, un anno fa…sul bus che ci portava al traghetto avevamo conosciuto Pina ed Ivano, una coppia di Roma che ormai vive a Santa Teresa da un decennio e che sarebbero divenuti nostri amici nel giro di una traghettata mattutina. In attesa di imbarcarci, Pina mi chiese se avevo mai fatto una colazione Tica, ed io (eternamente affamata), risposi che no, ma che ero ben disponibile a provare tutto! Giusto il tempo di arrivare a destinazione che sono tornata al solito frullato di frutta mattutino, ma devo dire che quel primo piatto di riso e fagioli, mi rimarrà nel cuore.

Grazie, Pina. Di questo e di tante chiacchierate sulla spiaggia!

Miracoli del jet lag fanno si che anche chi, fino al giorno prima, non proferiva parola senza  aver assaporato caffellatte e ciambella, catapultato in paese straniero, si avventi inaspettatamente su uova e bacon appena giù dal letto. Voi che genere di viaggiatori siete? A prescindere dall’avventuriero che è in voi, una botta di Gallo Pinto (prometto di postare una foto quanto prima!) ve la consiglio. Almeno potrete dire di aver provato! In ogni caso, il Costa Rica pullula di bar europei o simpatizzanti tali. Ci troviamo anche a che fare con uno dei maggiori produttori di buon caffè al mondo, quindi non credo che il bar sotto casa vi mancherà più di tanto.

Saranno altri sapori a mancarvi, più velocemente del previsto eheheheheh!

Lasagna SI SI!

Buongiorno, Pura Vida!

Dove eravamo rimasti? Casa Maria!! Potete richiedere la colazione, rispetto ad altri “GalliPinti” che ho assaggiato, il loro non è che si distingua tra i migliori… Però se soffrite di fame chimica da jet lag sicuramente vi sazierà più di pane e marmellata e poi: cacchio, siete in Costa Rica!!! Vogliamo abbandonarci ad un pizzico di Pura Vida o rimaniamo abbottonati nella nostra europeità per tutta la vacanza?!?

Però vi capisco, se dopo un paio di settimane a Gallo Pinto e Casado avrete voglia di un sapore nostrano-MadeInItaly, a Santa Teresa ci sono posti dove potrete trovare anche una buona cucina italiana. TBC… 😉😉

 

 

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Quarta Tappa: Dallas Airport Texas

IMG_9850Aeroporto Internazionale Dallas Fort Worth

Da San Josè in California, voliamo verso Dallas in Texas. Ma non preoccupatevi, se tutto va bene mancano solo 20 ore di viaggio o giù di li, e tre aerei.

Che dire, arrivi fino a San Josè in California e non fai neanche una capatina a Dallas? Caspita, tanto ormai eravamo in ballo!

Dopo la nottata passata in aeroporto a San Josè, ci imbarchiamo con American Airlines di nuovo con armi e bagagli, destinazione Dallas (Deo gratias Emanuele stavolta aveva deciso di non portarsi al seguito la tavola con sacca annessi e connessi…che ci mancava giusto giusto da scorrazzare una sacca di due metri e passa per mezza America). Detto con tutta sincerità, non ricordo neanche come sia andato il volo, se siamo riusciti a stare seduti vicini, ricordo vagamente che anche loro distribuivano biscotti al caffè – ma potrei anche dire una fesseria…- e giustamente IO CONTINUO AD ODIARE IL CAFFE’! Per il resto, mi pare non ci siano stati grandi colpi di scena. E meno male. Che di emozioni ne avevamo già avute da scriverci tre libri! Giunti a Dallas, mini passeggiatina giusto per appurare che un magnete ricordo costava un’esagerazione, considerando le tappe che avevamo già fatto in cui era d’obbligo acquistare una calamitina-frigo, ci eravamo praticamente già bruciati mezzo budget, quindi niente ricordino. Piccola pausa pranzo a base di sandwhich vegetariani e super succo d’arancia – che negli States nun se sà, ma sono sempre da paura! – un paio di passaggi al bagno ed uno  a questo punto potrebbe pensare: siamo giusto pronti per imbarcarci! E invece no, cacchio ma quanto poco lo volevamo far durare questo viaggio? Che non te le sparavi cinque ore di attesa anche in Texas? Quindi, una volta accampati presso la porta d’imbarco: partitina a tresette – che non guasta mai – sguardo nel vuoto per un paio d’ore, connessione wi-fi e messaggiata con amici e famiglia per avvertire che eravamo ancora vivi.

Vi chiederete, se hanno avuto tutto questo tempo, potevano pure scattare qualche foto carina che aiutasse lo storytelling. E allora io vi chiedo: provateci voi a viaggiare per 60 ore consevutive e avere ancora voglia di cliccare a destra e manca!

Ergo, fatevi bastare la foto che trovate qui di seguito, sfocata, monotematica, ma molto esplicativa: potete intravedere DALLAS scritto più volte ed una serie di altre città. Insomma, mi piaceva la texture ed il significato intrinseco delle parole. Ponetevi le domande e rispondetevi anche da soli, che io devo continuare con il mio racconto.

Si, è vero, vorrei fare la travel blogger ma ancora sta mania di immortalare tutto quello che mi capita davanti agli occhi non ce l’ho. Mi impegnerò di più al prossimo viaggio, prometto.

Aeroporto Internazionale Dallas Fort Worth

Dove eravamo rimasti? Allo sguardo catatonico, ed ecco, finalmente TA DAAAAA: Passengers traveling on flight n… to San Josè (COSTA RICA)… please proceed to gate immediately. Forse forse, anche Dallas la stavamo lasciando incolumi ed ancora innamorati l’uno dell’altra – e non dite che questa non sia una prova che non tutti sarebbero in grado di superare senza amorevolmente scannarsi a vicenda!

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Terza Tappa: San Josè – California

Breve itinerario delle puntate precedenti: Roma-Francoforte-Vancouver. Totale 25 ore di viaggio. Prossimo stop: California.

Ci avevate lasciati in Canada, allegramente occupati a fare shopping, giocare a carte ed emettere biglietti aerei a destra e manca. Devo ammettere che lo svolgersi del volo Vancouver-San Josè ha, per quanto mi riguarda, delle lacune importanti. Forse sarà stata l’emozione di viaggiare seduta accanto ad Emanuele, alla pari di qualsiasi  altra coppia e non alla stregua comico-catastrofica di George e Gwen in Due Provinciali a New York.

Mettetela un pò come vi pare, fatto sta che devo esser svenuta tra la consegna della mitica salviettina aromatizzata al limone ed il biscottino al caffè, che a me manco me piace il caffè… Ho qualche ricordo vago di decollo ed atterraggio ed una spalla familiare sulla quale accasciarmi. Insomma, nessuna inaspettata emozione sul volo che ci stava trasbordando in California.

 

California San Josè Aeroporto Viaggio

Una volta arrivati a San Josè, forte di una corroborante dormita di 1 ora e 45 minuti, mi sentivo nuovamente un leone. Del resto, mancavano soltanto 4.856,87 km (più un volo interno e un’ora e mezza di taxi…) alla meta: spiccioli.

Dimenticavo un particolare importante! A San Josè siamo atterrati giovedì sera intorno a mezzanotte. Magia del fuso orario, del resto da Fiumicino eravamo partiti alle sette della stessa mattina, mi direte voi: e allora, di che ti lamenti?!? Non sto qui a fare le pulci ai tre fusi orari che il mio cellulare ha dovuto subire durante il giovedì più lungo della nostra vita di coppia, vi basterà sapere che eravamo in giro ormai da trenta ore.

E la domanda sorgeva spontanea: tutta sta fatica, e siamo ancora a giovedì?!? Niente paura, era quasi mezzanotte, sta giornata aveva da finì…prima o poi.

Nonostante tutto, ci sentivamo ancora pronti a vivere nuovi disagi, altrimenti, che avrei scritto io sul blog?

Le comodità annoiano… Quindi, avevamo deciso che le nostre finanze avevano già risentito abbastanza della serie interminabile di imprevisti e che una camera d’albergo per 5 ore a 130 $ risultava decisamente fuori budget. Che fare? Mais voilà: si rimane comodamente in aeroporto fino all’aba, tanto il volo California – Dallas partirà intorno alle sei del mattino, che sarà mai?!

Una volta comprati 3 chicken rolls da Seven Eleven e recuperata una birra per Emanuele (rigorosamente da bersi nell’anonimato totale, altrimenti rischi l’arresto…), ritemprati da questa lauta cena, freschi e fragranti come appunto 3 chicken rolls comprati da Seven Eleven in chiusura, non ci rimaneva che trovare un caldo giaciglio per la notte.

 

Drink Travel Airport
All’inizio del viaggio era un bel ragazzo. Giuro!

I cartonati queen size erano fully booked e i divanetti prenotati fino a giugno 2035, rimanevano delle poltroncine niente male. Bisognava condividere lo spazio con acari e mucillagini varie, ma per il resto… SCIALLO!

Visto che l’ora di sonno che mi ero goduta sull’ultimo volo, mi aveva ridato energia da vendere, lasciavo Emanuele accomodarsi  tra poltroncina, tavolinetto full optional e trolley, per abbandonarsi ad un lussuosissimo riposo. Tanto io avevo da lavorare e, soprattutto, da fare la guardia ai bagagli, che ora erano tornati in nostro possesso.

Nota positiva: nonostante i trasbordi, bagagli smarriti=0.

La vedete la foto? Proprio alle spalle di Emanuele, dietro la parete rossa, c’era uno dei tanti invidiati divanetti singoli, sui quali si era comodamente addormentato un signore sicuramente sovrappeso, probabilmente affetto da sinusite acuta, deviazione del setto nasale, tonsillite e bronchite cronica.

Risultato? Vi dico solo che il suo sonno profondo, era talmente profondo che quando, non sopportando più quel ruggito notturno, ho dato fuori di testa e cominciato a spostare di peso tutti i tavolinetti che vedete sulla destra, lui non si é neanche girato su un fianco.

In compenso, Emanuele e tutto il resto dei desperados aeroportuali erano ora sveglissimi ed io potevo andarmi a fare una bella passeggiata. Che st’atmosfera notturna alla Walking Dead mi stava pure mettendo un pochino a disagio.

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Seconda Tappa: Vancouver – Canada

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Dopo undici ore di volo, da Francoforte a Vancouver – e qui, la mia dolce metà alzerà gli occhi e dirà: “la solita esagerata…sono state si e no 10 ore! – Ai posteri l’ardua sentenza e comunque che mi sia concesso un pizzico di drammaturgia. Calcolate anche il fatto che lui si era fatto il viaggio comodamente seduto tra un italiano apatico ed una canadese movie-addicted con due metri di fronte ai sedili, per allungare le gambe. Devo invece ricordarvi che la sottoscritta era seduta accanto alla piccola fiammiferaia – di 100 kg – in procinto di esalare l’ultimo rantolo?!

Vabbè, torniamo a noi. A prescindere dalle ore effettive, vi posso assicurare che lo stress fisiologico-prevacanziero era già notevole; al pari di un mezzo giro del mondo in biplano, contro vento e con la solita fiammiferaia ad ansimarti sul collo.

Per fortuna, il morale rimaneva sempre alto… e bisognava anche considerare gli aspetti positivi, no?!

Prima di tutto, il bagaglio ancora era in carico alla compagnia aerea – Air Canada – quindi per il momento “viaggiavamo” piuttosto leggeri, salvo qualche sprazzo di shopping compulsivo, giusto per tenersi occupati durante le sei ore di transito che ci aspettavano.

Shopping selvaggio = Presine cucina Made in Canada, magnetino Made in Vancouver, tazza Made in Vattelappesca (ma so pretty!) per la suocera.

Tempo totale impiegato: 8 minuti 35 secondi.

Canada Viaggio Aeroporto

Tempo rimanente al decollo successivo: 5 ore 35 minuti 20 secondi. I conti non tornano? Cazzarola, un paio di soste al bagno dove le mettete?! Del resto, erano già quasi 20 ore che avevamo salutato casetta e tutti i suoi comfort.

Ah, dimenticavo, per sollazzarci ulteriormente (che di divertirsi non ce n’è mai abbastanza), ci siamo sparati anche un paio di partite a spizzichino. Sul risultato finale ometto, vi dico solo che é stato tendenzialmente iniquo, per tutta la durata della vacanza.

Non vi pare manchi un particolare determinante?!? Insomma, non vi starete chiedendo: si, ok, ma avevate deciso cosa fare, una volta arrivati in California!?

In effetti qualche idea l’avevamo, ma di imprevisti non eravamo ancora sazi; quindi l’acquisto dei nuovi biglietti aerei che, in qualche modo ci avrebbero portati a destinazione finale, era stato posticipato all’aeroporto successivo.

Tante volte i negozi fossero stati a corto di presine e magneti…

Del resto, come avrete capito, la pianificazione é il nostro pane quotidiano. Oltretutto, la partita a spizzichino era talmente coinvolgente da farci dimenticare che, a fine giornata, saremmo stati soltanto a 4.800 chilometri di distanza dalla meta.

Scherzetto :=) ora che faccio mente locale e soprattutto cerco di focalizzare in quale angolo, di quale aeroporto abbiamo acceso il computer per acquistare i biglietti San Josè California-Dallas-San Josè Costa Rica e vi dirò una cosa: forse era proprio Vancouver. Yes! In effetti, ricordo vagamente che fuori era giorno, quindi dovevamo trovarci ancora in Canada. Dovrei chiedervi scusa per la poca precisione? Viaggiate voi 50 ore di seguito senza dormire, cambiate 7 aeroporti diversi senza mai cambiarvi la biancheria e lavarvi i denti…e poi vediamo chi fa confusione.

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Prima Tappa: Francoforte

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Devo riassumerti le puntate precedenti? In caso di dubbio…ripassa dal via e leggiti “Qui comincia l’avventura. Costa Rica” passando per Francoforte e mezzo altro mondo.

Eravamo rimasti ad un imbarco all’insegna dei colpi di scena e dell’imprevedibile! In possesso finalmente delle carte d’imbarco, passiamo i controlli e ci dirigiamo al gate di partenza. Tanto per chiarirvi il mio stato già di totale stanchezza emotiva, vi posso solo dire che ho saltato a piè pari la mia tappa fissa dal giornalaio per comprarmi un almanacco di Topolino (che possa bastare almeno per la prima settimana di lettura leggera) e l’ultimo Internazionale. Della serie: intellettuale si, ma con la giusta dose di distrazione 😙

Dopo un volo relativamente comodo – con posti rigorosamente separati – arriviamo a Francoforte. Dopo una sosta per coprare un paio di Pretzel, perché il mio stomaco brontolava nonostante la concitazione dle momento (in effetti erano quasi le 11.00 del mattino e noi eravamo in piedi dalle 3 di notte) quelle che inizialmente erano tre ore di comoda attesa tra un volo e l’altro, si trasformano nella ricerca spasmodica di un’alternativa valida (e non troppo dispendiosa) per raggiungere la sempre più remota Costa Rica.

Ci affidiamo all’aiuto da casa: prima mia sorella per una rapida carrellata di voli San Josè-San Josè (poi uno dice che si confonde…). Arriva il turno di una mia ex compagna di scuola nonchè amica e direttore di agenzia di viaggio che, alla fine di un mio rapido riassunto, risolleva il nostro amor proprio chiedendomi: quindi devo cercarvi un volo San Josè California diretto a San Josè de Porto Rico?!?!?

Si, certo…perché una capatina a Porto Rico ci stava proprio tutta!

Chiarito l’ennesimo equivoco omonimo-geografico, ci consiglia una soluzione di tutto rispetto e, soprattutto, economica. Un bel volo American Airlines San Josè – (indovina un pò quale…se rispondi Bolivia, paga pegno e ripassa dal via) – Dallas (e che non vuoi passare dal Texas?)- San Josè (vediamo se sei attenta, di quale San Josè parliamo?  a) California – b) Costa Rica – c) Bolivia – d) Puerto Rico).

Modica cifra di 250 $ a testa e otto ore aggiuntive di viaggio.

IN VOLO VERSO VANCOUVER…

Tra un’indecisione e l’altra, due somme con la calcolatrice, un passaggio alle toilette ed un nuovo imbarco, ci ritroviamo sul volo Francoforte-Vancouver senza aver preso una decisione. Ma la vita é bella perchè é varia: intanto, allontaniamoci quanto più dall’Europa, che altrimenti sarebbe troppo facile… poi decideremo il da farsi.

Giustamente, il posto che mi tocca é centrale, tra due cinquantenni amiche russe, che hanno pensato bene di posizionarsi una posto corridoio, una finestrino…e di lasciare la postazione centrale al primo sfigato che sarebbe capitato. Probabilmente la decisione é stata presa dalla russa-sana, visto che l’amata compagna di viaggio aveva una bronchite da paura e che tossiva ogni cinque secondi (fidatevi, ho avuto 11 ore per cronometrarla pedessiquamente…). E quando non tossiva, giustamente chiacchierava con l’amica, ed in mezzo a questo via vai di germi e chiacchiere slavo-polmonari…here I was!

To be continued…next stop: Vancouver!

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Qui comincia un nuovo viaggio: Costa Rica!

Un lungo viaggio insieme

Quando si immagina di metter su un blog di viaggi, si da per scontato che chi lo scriva sia un super PRO sempre organizzato e con la risposta pronta, che ti dia i consigli migliori e che non sbagli mai! Dall’alto di questa certezza, eravamo in partenza per la Costa Rica, per la seconda volta in quattro mesi.

Ebbene, con il viaggio inaugurale di “Desperate” mi sono resa conto di alcune, semplici regole.

– N.1 Al momento della prenotazione aerea, prima di cliccare OK, ricontrollare città di provenienza e, soprattutto, destinazione finale tramite il CODICE IATA e non in base alle proprie conoscenze geografico-linguistiche.

– N.2 Alla vigilia della partenza MAI prendere in giro i viaggiatori che, prima di te, si sono trovati a sbagliare una prenotazione online, trovandosi a 6.000 km dalla destinazione che si erano prefissati.

– N.3 Dedicata a tutte le Desperate in ascolto – controllare SEMPRE la prenotazione che la tua dolce, nonchè irrimediabilmente distratta e surf-addicted metà, ha effettuato online. In caso contrario, prendi eventuali errori di percorso con filosofia ed ilarità, perché lo sbaglio é da dividersi sempre al 50%. Conoscendo il tuo LUI dovevi verificare l’itinerario. Non lo hai fatto? Peggio per te. Beccati 62 ore di viaggio, sei voli, due notti insonni e non ti lamentare.