Viviana Biffani

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Sotto il Sole delle Mentawai Indonesia-IL VIAGGIO

In Viaggio

Vi ricordate Delitto sotto il sole, il romanzo di Agatha Christie?!

Chi non si sarà spinto tanto lontano da leggere il romanzo, sicuramente sarà incappato nel film, un lunedì sera d’agosto, su RaiMovie…non si scappa dai revival estivi della rete nazionale!! Vabbè, per farla breve, vi riassumo i punti salienti, voi aggiungete solo un tocco di sana immaginazione.

Un’isola, isolata ed assolata! Potevo trovare dei sinonimi e sciorinare la mia erudizione linguistico-lessicale… ma il gioco di parole mi era piaciuto troppo. Dov’eravamo? Si, su un’isola…remota, pressoché disabitata, con una manciata di turisti a soggiornare nell’unico hotel disponibile, lontano miglia marine dal resto del mondo. Quei vacanzieri che di primo acchito non si conoscono, che arrivano da mondi diversi e che spesso parlano anche lingue distanti tra loro, ma che per qualche settimana condividono intimità, pasti, chiacchiere e toilette 😱.

In queste ambientazioni ci sono sempre uomini prestanti, sportivi e dall’abbronzatura invidiabile, un paio di femme fatale alle quali piace mantenere un alone di mistero, pensionati impiccioni che origliano qualsiasi conversazione e albergatori che si barcamenano tra una richiesta impossibile ed una lamentela.

Tenete bene a mente questo incipit e veniamo a noi!

Avete presente dove sono le Mentawai?!?

Vi faccio una domanda più semplice, avete presente dove si trova l’Italia?!? Beh…le Mentawai sono a 3 giorni di distanza, precisamente, in Indonesia. Se già l’Indonesia è lontana, le Mentawai sono proprio remote, fidatevi!

Voi già sapete che a noi poco piacciono i viaggi comodi, che un solo aereo equivarrebbe ad una fermata di autobus, anzi, se si parla di Roma, devo ammettere che spesso è più rapido ed indolore optare per le due ali che le quattro ruote. Ma non siamo qui per fare i soliti cittadini polemici.

Tornando ai viaggi comodi. Vi riassumo BREVEMENTE il nostro trasferimento Roma✈️ Nyang Nyang Island.

PRIMA TAPPA – Roma/Dubai

Ne rimarrete stupiti, ma abbiamo viaggiato comodi, il volo Emirates è partito in orario, e mi sono goduta anche quel bel paio di film giallo/horror che scovo su ogni aereo che si rispetti. Fin qui, tutto abbastanza noioso. Non eravamo stanchi, i pasti sono arrivati regolarmente e Manu aveva posto corridoio, quindi felice come una Pasqua di soddisfare la sua perpetua smania, alzandosi ogni 3×2.

In viaggio per le Mentawai in Indonesia - Prima tappa
In attesa – Aeroporto Fiumicino

SECONDA TAPPA Dubai/Jakarta

A Dubai ci siamo incontrati (dopo tre ore di attesa del volo in arrivo da Dakar) con il nostro compagno di viaggio Filippo, che a fine vacanza sarà ufficialmente ribattezzato PappaLillooooo! Era mattina presto, la fame cominciava a farsi sentire, e forse anche un pò di sonno. Niente forse, ve lo do come fatto appurato. Eravamo in tre, e già i personaggi da romanzo iniziavano a delinearsi, ma avrebbero preso forma definitiva solo sull’ISOLA!

Superato il primo momento di eccitazione per la sopraggiunta di Filippo e scambiati i camerateschi convenevoli surfisti:

  • Arriviamo che la swell ancora non è entrata, ma un paio di giorni e poi il periodo aumenta.
  • Ammazza Brò stiamo andando a Mentawaiiiiii!! Non ci posso credere!
  • Bella Lello!
  • Bella Lillo!
  • Guarda l’orologio nuovo che registra tutte le onde che prendo e mi fa pure le statistiche.
  • Collegati ad internet che diamo un’occhiata a MagicSeeWeed.
  • Ammazza Brò stiamo andando a Mentawaiiiiii!! Non ci posso credere!
  • Guarda sto video girato a Kandui.
  • Ma tu quando hai surfato l’ultima volta?
  • Ammazza Brò stiamo andando alle Mentawaiiii!! Il viaggio di una vita! Le onde di una vita!
  • Quante tavole ti sei portato?
  • Ammazza me sta a salì la botta di sonno!
  • Hai comprato il Polase? (piccola digressione intellettual-sanitaria)
  • Ammazza Brò stiamo andando alle Mentawaiiii!!
  • Bella Lillo!
  • Bella Lello!
In viaggio per le Mentawai - Indonesia - Terza Tappa
Lillo&Lello!

Sublimata da queste conversazioni da Premi Nobel, ma chiamata da un dovere urgente: mi ero impegnata a venire a capo dei miei 10.000 passi quotidiani (non state a dirmi che non funzionano, che meglio sti 10.000, che il divano all-day), andando avanti e indietro per un tapis-roulant aeroportuale. Immemore di una vecchia lezione di fisica liceale, non avevo pensato che bastava andare due volte al bagno in aereo, percorrendo un quarto di corridoio, per passare in due minuti da 100 a 14.000 passi. L’avrei scoperto di lì a poco, sul volo successivo, con sommo piacere per i miei sensi di colpa ginnici e calorici. Devo dire che anche il secondo trasferimento è trascorso liscio liscio, con Manu che subito dopo il decollo ci ha lasciati per trovare un posto più comodo (le gioie dei viaggi con la tua dolce metà…), e Filippo ed io che ci gustavamo una serie infinita (nove ore totali + tempi di attesa decollo/atterraggio) di B Movie da fare invidia ad un dodicenne. Non perché ci piacciano i film di bassa lega 😂😂 solo perché Truffaut non è facilmente reperibile nel palinsesto Emirates.

Piccolo consiglio quando si vola su tratte lunghe ed affollate?! Io ancora non l’ho imparato (nonostante il mitico volo Francoforte-Vancouver), ma spero che voi ne farete tesoro.

▶️▶️PORTATEVI UNA MASCHERINA, gli untori sono intorno a NOI e starnutiscono, tossiscono, toccano bicchieri dedicati al vicino di sedile, senza la benché minima consapevolezza igienico-sanitaria. Apparirete meno fashion e leggermente bacillo-fobici. Meglio sfigati che contagiati il primo giorno di vacanza. Per quanto mi riguarda, la mia Amuchino-dipendenza continua, e me ne vanto. Che alla mia età è passato il momento in cui ti devi fare gli anticorpi.

Insomma, diciamo che anche questa tappa è andata via liscia liscia. Con il passare delle ore forse un pò del nostro smalto andava scolorendo, ma per capirci, eravamo in viaggio già da 22 ore o giù di lì.

TERZA TAPPA – Jakarta/Jakarta

Sei arrivato fino a qui…non vorrai mica lasciarti sfuggire un bel pernottamento al Jakarta Airport Hotel managed by TOPOTELS (ero in trepida attesa di trovarmi Pippo alla reception. Alla mia età dovrei smettere di leggere Topolino tutti i giorni). Comunque, per risparmiare, avevamo pensato bene di prendere un’unica camera: una bella tripla con letto matrimoniale e due singoli – e vista piste d’atterraggio – tante volte si fosse voluto aggiungere un quarto amico, per godere della straordinaria ospitalità firmata TOPOTELS! Comunque, la nottata è trascorsa veloce, l’albergo era VERAMENTE dentro l’aeroporto, quindi la mattina dopo è stato un attimo per ritrovarci comodamente al check-in Garuda per un altro trasferimento (e non l’ultimo): Jakarta-Padang.

QUARTA TAPPA- Jakarta/Padang

Le gioie di un aeroporto internazionale.

Non so voi, ma io ADORO i pretzel untuosamente burrosi che solo negli Stati Uniti trovo degni di essere chiamati burrosi! Beh…se mai sarete in sosta all’aeroporto di Padang, potrete assaporare le creazioni di Auntie Ann (c’è anche la versione Pretzel farcita al wuerstel, ma li sorvolo…lascio ad Emanuele la gioia dell’UNTO MAXIMO e mi accontento del grande classico: Original Pretzel Nuggets. Gioia divina). E poi, scoperta ancora più strabiliante: 🔝 qui i Pretzel (come del resto tutto) costano la metà rispetto agli standard europei o americani che siano. EDDAJEEEE!!!!

Pretzel’s Mania!

E come se non bastasse trovare nel bel mezzo dell’Indonesia una chicca calorica del genere…avete mai provato il CHAI LATTE di Starbucks?!? Beh…se amate la cannella e le bevande calde e cremose, non fatelo. Potrebbe crearvi dipendenza. Se poi trovate un pusher di Chai Latte laddove mai avreste creduto, la goduria è triplicata! Ma evitate di fare un errore basilare, della serie: si dai, mi prendo sta bomba calorica ma alla domanda Sugar? rispondo assolutamente NO, ostentando un sorriso velatamente oltraggiato. Stai peccando di gola?! Amico, fallo fino in fondo.

Uno dei motivi per visitare spesso gli Stati Uniti? CHAI LATTE! E non cadete nella tentazione di chiamarlo Chai Milk. Gli anglofoni non hanno la benché minima idea di cosa significhi Latte (separato dal Chai…), né credo si siano mai posti la domanda…quindi, se cercate di esibirvi in un virtuosismo linguistico del genere: “One Chai Milk, please…” otterrete soltanto sguardi atterriti e un alternativo: Chai Tea?!  Non mollate al primo tentativo, tenete duro e non cedete alla tazza di Tè! Prima o poi il barista capirà, mai perdere la speranza.

Faccia da CHAI LATTE…

P.s. non ho preso sponsorizzazioni né dalla zietta Anna, né dal caro Starby. Ma viaggiate voi per tre giorni, mangiando solo grazie al catering di bordo e poi ne riparleremo…essere contagiato dal facile entusiasmo diventa cosa semplice.

Dove eravamo?!? Si, io felice quanto un procione affamato lasciato libero nella cucina di un ristorante stellato, insieme ai miei due compagni di viaggio, in procinto di prendere il terzo aereo (senza doccia da quasi 40 ore, che aprire i bagagli per lavarsi, cambiarsi e dormire al Topotel, ci era sembrato sfacciatamente blasfemo).

Stavolta dai, una passeggiata di volo. Solo un’ora e mezza di traversata. Atterrati a Padang voi vi chiederete: caspita a questo giro sarete arrivati!!?? MA DE CHE AHOOOO!! Ma ti pare??

QUINTA TAPPA – Padang/Padang

All’aeroporto di Padang ci attendeva il corrispondente locale MARTHA, un ragazzo che miracolosamente è in grado di articolare una conversazione in inglese, molto gentile e disponibile. Ci avrebbe accompagnati lui in hotel ed assistito negli ULTIMI spostamenti. A Padang diluviava. Fico.

Strani figuri si aggirano al ritiro bagagli.

Ed ecco affacciarsi un nuovo personaggio del nostro romanzo Mentawaiiiesco: IL FRANCESE!

E che poteva mancare? Educato, silenzioso, sfuggente ma cordiale. Anche lui diretto alla nostra stessa meta.

Ma approfondiremo poi…

Un’ora di taxi e dritti dritti in Hotel!! E qui, ci siamo regalati un tuffo nel lusso 🔝🔝Hotel Mercure, il migliore di Padang. Che, siamo ben intesi, di lussuoso non è che avesse tutte queste prerogative. Però potevamo almeno dire di aver dormito nel miglior albergo della città, senza NEANCHE condividere la camera! Devo confessare che i prezzi erano veramente concorrenziali, che andare a dormire in una pensione oppure al TOPOTEL cittadino, voleva proprio dire farsi del male, senza esserselo meritato. Una camera doppia, con cena e massaggio per due (fatemi dare qualche informazione turistico-pratica, ogni tanto, altrimenti che travel blogger sarei?) mi pare intorno agli 87,00 $, che se poi comincio ad essere troppo precisa con le info turistiche, magari poi vi ci abituate. Non sia mai.

I MASSAGGI IN INDONESIA. Un’ora e mezza di massaggio, cosiddetto “di coppia”, ma solo per il fatto che Emanuele ed io abbiamo condiviso la stessa sala, con massaggiatrici separate, e che ve lo dico a fare?!? La sua era decisamente più attraente della mia! Chiamala ingenua…

Un altro  consiglio pratico (non saranno troppi?), se e quando una massaggiatrice indonesiana vi chiederà: SOFT OR STRONG? E voi vorrete fare i fichi, rispondendo STRONG, ricordatevi che potreste trovarvi a pregare la donna china su di voi, di mollare la presa sui vostri polpacci. Ma sarà sempre troppo tardi e avrete fatto una figura tapina.

Io, lo ammetto, ho sofferto in silenzio.

CENA AL MERCURE. Zuppe, involtini primavera ed antipasti vari, ok. Ma se mi mettete i wuerstel nei MieGoreng, allora tanto valeva che mi prendessi i Pretzel farciti di sugna…almeno sarebbe stata una mia scelta.

NOTTE AL MERCURE. Zzzzzzzz  😴😴

SESTA TAPPA – Padang/Siberut

La faccio breve. Trasferimento in auto con Martha dall’Hotel al PORTO  – e qui entrava a far parte definitivamente il quarto personaggio della storia: GUILLAUME. IL FRANCESE.

Traghetto Veloce in Indonesia
Traghetti veloci Made in Indonesia.

Non poteva mancare un bel traghetto nel nostro rilassante itinerario. Sto cercando di rimuovere le ore effettive di viaggio – ripensarci mi fa venire le rughe – considerando che si trattava del traghetto veloce, ma che non saltava neanche una fermata (tipo regionale nostrano), arrotondiamo a 7 – ora più, ora meno…ma tanto il tempo vola, quando ci si diverte su una bella nave indonesiana con aria condizionata a -15, schermi al plasma che trasmettono solo film locali o stranieri, ma rigorosamente sottotitolati in indonesiano, con il volume al minimo (non eri tu quella appassionata di B Movie?).

Navigando verso le Mentawai…

Premesso che io non solo mi accompagno con un surfista, quindi mi muovo in un universo parallelo rispetto alle normali coppie, c’è da dire che il mio, di surfista, è ulteriormente sui generis; quindi, quando abbiamo la fortuna di viaggiare con qualche suo amico, io puntualmente mi trovo a fare coppia più con il terzo, che con la mia dolce metà.

Filippo ed io abbiamo passato gran parte della traversata a gustarci un paio di stagioni di BORIS al computer.

E se non lo avete visto, beh, PESTE VI COLGA!

EMANUELE smaniava, cercando forzatamente di dormire – cosa che in viaggio non gli riesce mai. Tanto valeva che si gustasse Boris con noi, ma avrebbe rischiato di rendersi troppo socievole 🤭🤭

GUILLAUME, cuffiette e sguardo rivolto all’oblò per gran parte del viaggio. Devo ammettere che l’accento testaccino dei protagonisti di Boris forse l’avrebbe colto impreparato. Meglio godersi la traversata, che poi IL FRANCESE in tutti i romanzi è sempre quello che sta un pò sulle sue. Quindi non faceva altro che rispettare trama e personaggio.

Bravo Guillaume 🔝🔝

SETTIMA TAPPA – Siberut/Nyang Nyang

Tralascio le due ore abbondanti di attesa non so in quale porto – che altrimenti sarebbe stato tutto troppo repentino – per poi procedere con la tappa finale del traghetto fino a Siberut. Arrivati a destinazione, che non te le spari altre due ore di barchino, per giungere alla nostra isoletta da SOGNO?!?

 

Intorno alle 60ma ora di viaggio…
Intono alla 62ma ora di viaggio…il ginocchio peloso deve essere di un ectoplasma, visto che Emanuele aveva i pantaloni lunghi e Guillaume era in piedi fuori. Sia ben chiaro, anche io avevo i pantaloni lunghi!

Arrivati intorno alle quattro del pomeriggio a DESTINAZIONE FINALE.

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Buttati i bagagli nella nostra camera e corsi ognuno alle proprie passioni:

PIATTO DI PASTA AL PESTO E PESCE 🤭🤭 per la sottoscritta.

PRIMA SURFATA DELLA VACANZA 🤙🏼🤙🏼per i maschi!

Benvenuti al BENG BENG!

Siete curiosi di conoscere tutti i personaggi e la location, vero?!?!? Un pò di pazienza…alla prossima puntata!

Vi chiederete inoltre, se tre giorni di viaggio valevano la meta?!? Giudicate da voi.

 

 

 

 

 

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Seconda Tappa: Vancouver – Canada

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Dopo undici ore di volo, da Francoforte a Vancouver – e qui, la mia dolce metà alzerà gli occhi e dirà: “la solita esagerata…sono state si e no 10 ore! – Ai posteri l’ardua sentenza e comunque che mi sia concesso un pizzico di drammaturgia. Calcolate anche il fatto che lui si era fatto il viaggio comodamente seduto tra un italiano apatico ed una canadese movie-addicted con due metri di fronte ai sedili, per allungare le gambe. Devo invece ricordarvi che la sottoscritta era seduta accanto alla piccola fiammiferaia – di 100 kg – in procinto di esalare l’ultimo rantolo?!

Vabbè, torniamo a noi. A prescindere dalle ore effettive, vi posso assicurare che lo stress fisiologico-prevacanziero era già notevole; al pari di un mezzo giro del mondo in biplano, contro vento e con la solita fiammiferaia ad ansimarti sul collo.

Per fortuna, il morale rimaneva sempre alto… e bisognava anche considerare gli aspetti positivi, no?!

Prima di tutto, il bagaglio ancora era in carico alla compagnia aerea – Air Canada – quindi per il momento “viaggiavamo” piuttosto leggeri, salvo qualche sprazzo di shopping compulsivo, giusto per tenersi occupati durante le sei ore di transito che ci aspettavano.

Shopping selvaggio = Presine cucina Made in Canada, magnetino Made in Vancouver, tazza Made in Vattelappesca (ma so pretty!) per la suocera.

Tempo totale impiegato: 8 minuti 35 secondi.

Canada Viaggio Aeroporto

Tempo rimanente al decollo successivo: 5 ore 35 minuti 20 secondi. I conti non tornano? Cazzarola, un paio di soste al bagno dove le mettete?! Del resto, erano già quasi 20 ore che avevamo salutato casetta e tutti i suoi comfort.

Ah, dimenticavo, per sollazzarci ulteriormente (che di divertirsi non ce n’è mai abbastanza), ci siamo sparati anche un paio di partite a spizzichino. Sul risultato finale ometto, vi dico solo che é stato tendenzialmente iniquo, per tutta la durata della vacanza.

Non vi pare manchi un particolare determinante?!? Insomma, non vi starete chiedendo: si, ok, ma avevate deciso cosa fare, una volta arrivati in California!?

In effetti qualche idea l’avevamo, ma di imprevisti non eravamo ancora sazi; quindi l’acquisto dei nuovi biglietti aerei che, in qualche modo ci avrebbero portati a destinazione finale, era stato posticipato all’aeroporto successivo.

Tante volte i negozi fossero stati a corto di presine e magneti…

Del resto, come avrete capito, la pianificazione é il nostro pane quotidiano. Oltretutto, la partita a spizzichino era talmente coinvolgente da farci dimenticare che, a fine giornata, saremmo stati soltanto a 4.800 chilometri di distanza dalla meta.

Scherzetto :=) ora che faccio mente locale e soprattutto cerco di focalizzare in quale angolo, di quale aeroporto abbiamo acceso il computer per acquistare i biglietti San Josè California-Dallas-San Josè Costa Rica e vi dirò una cosa: forse era proprio Vancouver. Yes! In effetti, ricordo vagamente che fuori era giorno, quindi dovevamo trovarci ancora in Canada. Dovrei chiedervi scusa per la poca precisione? Viaggiate voi 50 ore di seguito senza dormire, cambiate 7 aeroporti diversi senza mai cambiarvi la biancheria e lavarvi i denti…e poi vediamo chi fa confusione.

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Prima Tappa: Francoforte

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Devo riassumerti le puntate precedenti? In caso di dubbio…ripassa dal via e leggiti “Qui comincia l’avventura. Costa Rica” passando per Francoforte e mezzo altro mondo.

Eravamo rimasti ad un imbarco all’insegna dei colpi di scena e dell’imprevedibile! In possesso finalmente delle carte d’imbarco, passiamo i controlli e ci dirigiamo al gate di partenza. Tanto per chiarirvi il mio stato già di totale stanchezza emotiva, vi posso solo dire che ho saltato a piè pari la mia tappa fissa dal giornalaio per comprarmi un almanacco di Topolino (che possa bastare almeno per la prima settimana di lettura leggera) e l’ultimo Internazionale. Della serie: intellettuale si, ma con la giusta dose di distrazione 😙

Dopo un volo relativamente comodo – con posti rigorosamente separati – arriviamo a Francoforte. Dopo una sosta per coprare un paio di Pretzel, perché il mio stomaco brontolava nonostante la concitazione dle momento (in effetti erano quasi le 11.00 del mattino e noi eravamo in piedi dalle 3 di notte) quelle che inizialmente erano tre ore di comoda attesa tra un volo e l’altro, si trasformano nella ricerca spasmodica di un’alternativa valida (e non troppo dispendiosa) per raggiungere la sempre più remota Costa Rica.

Ci affidiamo all’aiuto da casa: prima mia sorella per una rapida carrellata di voli San Josè-San Josè (poi uno dice che si confonde…). Arriva il turno di una mia ex compagna di scuola nonchè amica e direttore di agenzia di viaggio che, alla fine di un mio rapido riassunto, risolleva il nostro amor proprio chiedendomi: quindi devo cercarvi un volo San Josè California diretto a San Josè de Porto Rico?!?!?

Si, certo…perché una capatina a Porto Rico ci stava proprio tutta!

Chiarito l’ennesimo equivoco omonimo-geografico, ci consiglia una soluzione di tutto rispetto e, soprattutto, economica. Un bel volo American Airlines San Josè – (indovina un pò quale…se rispondi Bolivia, paga pegno e ripassa dal via) – Dallas (e che non vuoi passare dal Texas?)- San Josè (vediamo se sei attenta, di quale San Josè parliamo?  a) California – b) Costa Rica – c) Bolivia – d) Puerto Rico).

Modica cifra di 250 $ a testa e otto ore aggiuntive di viaggio.

IN VOLO VERSO VANCOUVER…

Tra un’indecisione e l’altra, due somme con la calcolatrice, un passaggio alle toilette ed un nuovo imbarco, ci ritroviamo sul volo Francoforte-Vancouver senza aver preso una decisione. Ma la vita é bella perchè é varia: intanto, allontaniamoci quanto più dall’Europa, che altrimenti sarebbe troppo facile… poi decideremo il da farsi.

Giustamente, il posto che mi tocca é centrale, tra due cinquantenni amiche russe, che hanno pensato bene di posizionarsi una posto corridoio, una finestrino…e di lasciare la postazione centrale al primo sfigato che sarebbe capitato. Probabilmente la decisione é stata presa dalla russa-sana, visto che l’amata compagna di viaggio aveva una bronchite da paura e che tossiva ogni cinque secondi (fidatevi, ho avuto 11 ore per cronometrarla pedessiquamente…). E quando non tossiva, giustamente chiacchierava con l’amica, ed in mezzo a questo via vai di germi e chiacchiere slavo-polmonari…here I was!

To be continued…next stop: Vancouver!